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Acque minerali: quale scegliere?

La televisione ed i giornali sono pieni di pubblicità di acqua minerale, le varietà in offerta sono davvero infinite, da quelle naturali a quelle frizzanti naturali fino a quelle effervescenti addizionate con anidride carbonica, come orientarsi in questo "mare" di acqua dolce?

  • L'acqua minerale è, per definizione di un decreto del 1992, quell'acqua che: "avendo origine da una falda o da un giacimento sotterraneo, proviene da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute".

  • L'Italia si attesta sulle prime posizioni nel mondo per consumo di acqua pro capite, con valori che superano i 180 litri/anno a testa, forse a causa della sfiducia che nutriamo nei confronti dell'acqua di rubinetto malgrado tutte le rassicurazioni e le analisi da parte degli Enti preposti alla sua distribuzione.

  • La suddivisione delle acque minerali prevede 3 tipologie di base, in funzione della quantità di residuo fisso rilevata:
    - Acque minimamente mineralizzate, con meno di 50 mg/l di residuo fisso
    - Acque oligominerali, nelle quali i valori del residuo fisso sono comprese tra i 50 ed i 1500 mg/l
    - Acque ricche di sali minerali, nelle quali i valori superano i 1.500 mg/l.

  • In base alla maggiore o minore presenza di specifici sali minerali le acque prevedono un'ulteriore suddivisione che comprende ad esempio quelle acque con una rilevante presenza di bicarbonato o di solfati e così via, famosa è l'acqua ferrugginosa dal caratteristico colore rossastro che è appunto ricca di ferro (valore superiore a 1 mg/l).

  • Il residuo fisso, che concorre alla catalogazione delle acque minerali, è la parte solida che resta di un litro di acqua quando questa viene portata ad una temperatura fissa di 180 gradi centigradi, e, a differenza di quanto previsto per l'acqua potabile, in quelle minerali l'Unione Europea consente la presenza di piccole quantità di sostanze nocive quali cadmio, cromo ed arsenico, stiamo ovviamente parlando di quantità rilevabili all'esame chimico ma di gran lunga inferiori alla soglia di pericolosità.

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