Quando e come gli
abitanti delle Highlands
riuscirono a produrre
per la prima volta il
whisky non lo sappiamo.
E' noto che il whisky
viene distillato in
Scozia da secoli e
molteplici sono le
ipotesi sulle sue
origini, alcuni
affermano che esso fu
introdotto nel paese da
monaci missionari di
ritorno dalla Irlanda.
Si racconta infatti che
quando nel 1172 Enrico
II d'Inghilterra invase
l'Irlanda, trovò che già
vi si praticava la
distillazione di spirito
da cereali.
E' quindi probabile che
l'arte della
distillazione sia stata
introdotta dall'Irlanda
in Scozia nell'alto
Medioevo.
Il primo documento
comunque in cui si trova
un accenno a uno spirito
distillato dall'orzo in
Scozia è un registro dei
Conti dello Scacchiere
scozzese, l'Exchequer
Roll dell'anno 1494
in cui è annotata la
fornitura di una partita
di "otto boll* di malto
a Frate John Corr per
farci l'aquavitae" (Aqua
vitae, è il nome
tradizionale dello
spirito distillato ed è
l'esatto equivalente
latino del gaelico
“uisge beata” e del
francese “eau de vie”).
*La "boll" era un'antica
misura scozzese
equivalente a circa 25
kg.
E' interessante notare
come questo primo
riferimento riguardasse
un religioso, il che
riflette l'importanza
del ruolo della Chiesa,
in particolare delle
abbazie, nello sviluppo
della distillazione come
parte della loro
attività agricola. La
distillazione, come la
lavorazione della birra
e del vino, fu
attentamente sviluppata
nelle abbazie e nei
monasteri della Scozia e
dell'Inghilterra: "aqua
vitae" nel nord, vino
nel sud e birra in tutto
il paese.
Durante il XVI sec. la
distillazione fece
notevoli progressi in
tutta Europa, in Scozia
e in Inghilterra, grazie
all'abolizione dei
monasteri, molti monaci
non ebbero altra scelta
che mettere a frutto la
loro competenza, e
pertanto la conoscenza
della distillazione si
divulgò rapidamente ad
altri
Quanto diffusa divenne
la distillazione in
Scozia lo apprendiamo
dall'Atto del Parlamento
Scozzese del 1579
con cui si proibiva la
distillazione dell'aqua
vitae, ad eccezione dei
signori che potevano
distillare per proprio
uso personale. La
ragione di tale
provvedimento, il primo
nella storia
riguardante l'aqua
vitae, era l'effetto
negativo sulle forniture
di cereali necessarie
per il cibo.
Le prime imposte sulle
entrate da produzione di
distillati fu effettuata
da Carlo I nel 1644;
ciò ispirò il Parlamento
Scozzese a introdurre a
sua volta una tassa
sull'aqua vitae.
Nel 1725, pochi
anni dopo l'Union Act
per la creazione del
Regno Unito (unione dei
Parlamenti inglese e
scozzese), il Parlamento
cercò di allineare la
Scozia all'Inghilterra
imponendo una tassa sul
malto, essa causò
numerose sommosse
popolari ed ebbe come
risultato un
peggioramento sia della
qualità della birra che
quella del whisky.
Queste tasse furono
estese anche nelle
Highlands, dove però,
essendo regioni
inaccessibili agli
ispettori del governo,
prosperarono le
distillerie clandestine
che ignoravano queste
tasse, esse non
vedevano ragione di
pagare per il privilegio
di produrre la bevanda
natia.
La pressione dei
distillatori inglesi,
ostacolati dalle
importazioni provenienti
dalla Scozia, convinse
il Parlamento a imporre
tasse sempre più pesanti
contro il whisky
scozzese; col Wash Act
del 1784, si fece
così una distinzione tra
distillerie delle
Highlands e distillerie
delle Lowlands.
Ciò nonostante i
contrabbandieri
continuarono a
trasportare scotch da
nord a sud, sino a
quando il governo
dovette aumentare a
dismisura la tassa per
il rilascio della
licenza.
Nel 1814 il
governo di Londra decise
di tentare una via
diversa: fu abbandonato
il sistema basato sulla
capacità dell'alambicco
a favore
dell'introduzione di una
quota fissa di 10
sterline ad alambicco,
più una tassa sul
wash. Al di sopra
della linea delle
Highlands vennero
vietati gli alambicchi
con capacità inferiore a
500 galloni, mentre
nelle Highlands era
fatto divieto ai
distillatori di vendere
direttamente il whisky.
Quando però perfino le
persone più influenti
del paese iniziarono a
consumare apertamente
buon whisky scozzese
illegale, divenne chiaro
che gli eventi avevano
preso una piega assurda.
L'apice di tutto ciò fu
la visita ad Edimburgo
di Re Giorgio IV nel
1822, che per
l'occasione adottò il
vestito delle Highlands
e chiese un Glenlivet,
sostenendo di non bere
altro (ai tempi il
Glenlivet era uno scotch
distillato
illegalmente!).
Fu così che nel 1823,
da parte di una
Commissione Reale, fu
promulgata la “Legge per
l'eliminazione della
distillazione illegale",
l'Excise Act: si diminuì
il dazio (a 2 scellini e
3 pence per gallone e 10
Sterline per la
"licenza” sulle quantità
superiori ai 40 galloni)
e le restrizioni
d'importazione in
Inghilterra in modo da
incoraggiare la
distillazione
autorizzata.
Il Duca di Gordon, le
cui proprietà
comprendevano la zona
del Glenlivet fu tra i
primi ad accettare la
riforma e ad
incoraggiare i suoi
affittuari, nel 1824
George Smith, produttore
del whisky che divenne
noto col nome di
Glenlivet, chiese, sotto
la tutela del suo
padrone di farsi
attribuire la prima
licenza.
Il decreto fu efficace e
nel 1827 la
quantità di whisky
legalmente distillato
risultò triplicata;
l’industria del whisky,
liberata da ostacoli
legislativi, fu in grado
di concentrarsi sulla
qualità e sui nuovi
mercati.
Intorno al 1850
Andrew Usher, un
negoziante
rappresentante del
Glenlivet, miscelò
diversi barili delle sue
riserve, ottenendo un
prodotto più corposo (il
vatted malt). La
pratica fu poi estesa
alla miscela di malto e
grano, ottenendo un
prodotto più gradevole,
leggero e consistente:
il blended.
Verso la fine del
XIX
secolo vi fu uno
sviluppo senza eguali
dell'industria del
whisky scozzese, furono
aperte moltissime nuove
distillerie, ma
l'inevitabile crollo dei
prezzi, lo scoppio della
Prima Guerra Mondiale e
l'inizio del
Proibizionismo negli
Stati Uniti del 1920,
resero difficoltosa la
situazione. Da allora
fino alla Seconda Guerra
Mondiale, le industrie
videro diminuire la
produzione di quasi il
50 %.
Naturalmente la
situazione continuò
anche dopo la fine della
guerra, quando il
cereale reperibile servì
più che altro a sfamare
la gente. Verso il
1950 con il ritorno
del benessere,
l'industria del whisky
cominciò a prosperare e
con essa aumentarono le
esportazioni. Negli anni
'60 si costruirono nuove
distillerie e in un
decennio la produzione
del whisky quadruplicò.