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I surgelati
 
 

La necessità commerciale di rendere accessibile alla clientela i prodotti alimentari anche nei periodi dell'anno in cui normalmente non sono disponibili, le verdure costituiscono un valido esempio, ha incentivato lo sviluppo di nuove tecniche di conservazione che mantengano inalterate nel tempo le caratteristiche organolettiche e nutritive dei cibi sottoposti a quel trattamento.

Nasce così la "surgelazione", oggi normalmente utilizzata per tutti gli alimenti reperibili in commercio, affiancando la normale distribuzione e talvolta rendendo disponibili alimenti altrimenti impossibili da commercializzare, si pensi ad esempio ai cibi precotti.

Le verdure sono sicuramente tra gli alimenti più frequentemente sottoposti a surgelazione. Prendiamo come esempio i piselli e vediamo a quali operazioni vengono sottoposti per trasformarli in piselli surgelati.

La surgelazione viene effettuata su piselli che hanno raggiunto il giusto grado di maturazione. Vengono scelti, puliti e trattati rapidamente al calore, cioè "scottati" in acqua calda o al vapore, per assicurarne la migliore conservabilità.

 

 I surgelati
  La catena del freddo
 
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 I surgelati: dal prodotto fresco al surgelato

La scottatura, inoltre, "fissa" il colore: per questo le verdure surgelate hanno sempre colori molto brillanti. Si passa quindi al congelamento rapido, si porta cioè velocemente la temperatura al di sotto dei 18° C; infine si passa alla confezione. I piselli dovranno poi rimanere a una temperatura inferiore ai 18° C fino al momento del consumo.

Abbiamo appena parlato di "congelamento rapido" come passaggio chiave nella produzione di un alimento surgelato. Ma che differenza c'è tra congelare e surgelare? E che cosa significa, precisamente, congelamento rapido?

Molti non conoscono la differenza tra congelare e surgelare e usano questi termini in modo impreciso.
Si dice, per esempio, "Ho comprato dieci chili di pomodori e li ho surgelati in casa"; in realtà, a casa, si può solo congelare. La surgelazione, infatti, richiede una serie di operazioni tecniche che è impossibile ricreare nelle nostre cucine.

Per congelare un alimento basta portare l'acqua che in esso è contenuta allo stato di ghiaccio. Questo è possibile perché l'acqua è presente in tutti gli alimenti, tranne che negli oli.

Per congelare un alimento basta tenerlo più o meno a lungo a pochi gradi sotto lo zero. Per comprendere le differenze tra un prodotto congelato e uno surgelato dobbiamo andare a scoprire che cosa succede alla struttura dell'alimento, vegetale o animale che sia, al momento del congelamento.

Man mano che il termometro si abbassa si formano dei cristalli di ghiaccio all'interno delle cellule; questi cristalli lentamente si ingrossano fino ad arrivare a rompere le pareti delle cellule: proprio come si  spezza una bottiglia di acqua minerale dimenticata nel freezer.

Tutto questo succede ogni volta che mettiamo nel nostro congelatore alimenti vegetali o carni, originariamente freschi, per poterli consumare in seguito, e anche ai prodotti industriali congelati. Ma la formazione dei grossi cristalli di ghiaccio e la conseguente rottura delle strutture cellulari quali conseguenze possono avere? Pensiamo, per esempio, alla carne fresca congelata in casa.

È noto a tutti che quando si scongela, questa carne perde molto liquido, precisamente quello contenuto nelle cellule che si sono rotte durante il congelamento.

E con quel liquido vengono eliminati anche il ferro, le vitamine e altre importanti componenti. Inoltre, una volta cotta, la carne congelata appare più stopposa, meno tenera. Il punto chiave è dunque la formazione di quei grossi cristalli di ghiaccio.

Ma è possibile evitare che si formino? Sì, e questo succede nel congelamento rapido, caratteristico dei surgelati. Perché sia più chiaro, torniamo a considerare le cellule che costituiscono l'alimento fresco, animale o vegetale.

Quando il congelamento è molto rapido (cioè effettuato a temperature molto basse) si formano, rispetto a un congelamento lento, molti più cristalli di ghiaccio ma di dimensioni minori, che non arrivano quindi a rompere le strutture cellulari, con conseguente minore perdita di liquido allo scongelamento e, in generale, una migliore conservazione delle caratteristiche dell'alimento fresco, e quindi delle proprietà nutritive, oltre che dell'aspetto e della consistenza. Un alimento, per essere congelato rapidamente, deve essere portato a temperature estremamente basse.

Più il termometro scende, però, più il processo richiede energia e quindi risulta costoso, così come è costoso il successivo mantenimento allo stato congelato.

Per la produzione dei prodotti surgelati la legge stabilisce la temperatura minima cui devono arrivare i prodotti sottoposti a questo processo e il tempo massimo nel quale deve essere raggiunta questa temperatura. Si tratta di 18 °C sotto zero al cuore del prodotto, cioè nel punto più interno.

Questa temperatura deve essere raggiunta nel tempo più breve possibile dall'inizio del raffreddamento. In questo modo si può essere sicuri di aver effettuato un "congelamento rapido".

Raggiungere una temperatura così bassa in poche ore non è semplice; per questo molti dei prodotti surgelati che conosciamo hanno uno spessore così sottile o sono tagliati in piccoli pezzi, come nel caso del minestrone o delle patatine. Un alimento surgelato è però molto di più di un semplice alimento congelato rapidamente.

In certe condizioni è possibile ottenere un congelamento rapido anche con i congelatori domestici; ma il surgelato deve possedere per legge altri due importanti requisiti: deve essere mantenuto sempre a una temperatura uguale o inferiore a -18 °C (ecco la necessità di disporre di un'efficiente e capillare catena del freddo) e deve essere confezionato all'origine dal produttore (quindi gli alimenti congelati venduti sfusi non sono dei surgelati).

 
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