Le
verdure sono sicuramente tra
gli alimenti più
frequentemente sottoposti a
surgelazione. Prendiamo come
esempio i piselli e vediamo a quali
operazioni vengono sottoposti per
trasformarli in piselli surgelati.
La surgelazione viene
effettuata su piselli che hanno
raggiunto il giusto grado di
maturazione. Vengono scelti, puliti
e trattati rapidamente al calore,
cioè "scottati" in acqua calda o al
vapore, per assicurarne la migliore
conservabilità. La scottatura,
inoltre, "fissa" il colore: per
questo le verdure surgelate hanno
sempre colori molto brillanti. Si
passa quindi al congelamento rapido,
si porta cioè velocemente la
temperatura al di sotto dei 18 ° C;
infine si passa alla confezione. I
piselli dovranno rimanere a una
temperatura inferiore ai 18 °C fino
al momento del consumo.
Abbiamo appena parlato di
"congelamento rapido" come passaggio
chiave nella produzione di un
alimento surgelato. Ma che
differenza c'è tra congelare e
surgelare? E che cosa significa,
precisamente, congelamento rapido?
Molti non conoscono la differenza
tra congelare e surgelare e usano
questi termini in modo impreciso.
Si dice, per esempio, "Ho comprato
dieci chili di pomodori e li ho
surgelati in casa"; in realtà, a
casa, si può solo congelare. La
surgelazione, infatti, richiede una
serie di operazioni tecniche che è
impossibile ricreare nelle nostre
cucine. Per congelare un alimento
basta portare l'acqua che in esso è
contenuta allo stato di ghiaccio.
Questo è possibile perché l'acqua è
presente in tutti gli alimenti,
tranne che negli oli. Per congelare
un alimento basta tenerlo più o meno
a lungo a pochi gradi sotto lo zero.
Per comprendere le differenze tra un
prodotto congelato e uno surgelato
dobbiamo andare a scoprire che cosa
succede alla struttura
dell'alimento, vegetale o animale
che sia, al momento del
congelamento.
Man mano che il termometro si
abbassa si formano dei cristalli di
ghiaccio all'interno delle
cellule; questi cristalli lentamente
si ingrossano fino ad arrivare a
rompere le pareti delle cellule:
proprio come si spezza una bottiglia
di acqua minerale dimenticata nel
freezer. Tutto questo succede ogni
volta che mettiamo nel nostro
congelatore alimenti vegetali o
carni, originariamente freschi, per
poterli consumare in seguito, e
anche ai prodotti industriali
congelati. Ma la formazione dei
grossi cristalli di ghiaccio e la
conseguente rottura delle strutture
cellulari quali conseguenze
possono avere? Pensiamo, per
esempio, alla carne fresca congelata
in casa. È noto a tutti che quando
si scongela, questa carne perde
molto liquido, precisamente quello
contenuto nelle cellule che si sono
rotte du-rante il congelamento. E
con quel liquido vengono eliminati
anche il ferro, le vitamine e altre
importanti componenti. Inoltre, una
volta cotta, la carne congelata
appare più stopposa, meno tenera. Il
punto chiave è dunque la formazione
di quei grossi cristalli di
ghiaccio. Ma è possibile evitare che
si formino? Sì, e questo succede nel
congelamento rapido, caratteristico
dei surgelati. Perché sia più
chiaro, torniamo a considerare
le cellule che costituiscono
l'alimento fresco, animale o
vegetale.
Quando
il congelamento è molto rapido (cioè
effettuato a temperature molto
basse) si formano, rispetto a un
congelamento lento, molti più
cristalli di ghiaccio ma di
dimensioni
minori, che non arrivano quindi a
rompere le strutture cellulari. Così
si ha una minore perdita di
liquido allo scongelamento e, in
generale, una migliore conservazione
delle caratteristiche dell'alimento
fresco, e quindi delle proprietà
nutritive, oltre che dell'aspetto e
della consistenza. Un alimento, per
essere congelato rapidamente, deve
essere portato a temperature
estremamente basse. Più il
termomentro scende, però, più il
processo richiede energia e
quindi risulta costoso, così
come è costoso il successivo
mantenimento allo stato congelato.
Per la produzione dei prodotti
surgelati la legge stabilisce la
temperatura minima cui devono
arrivare i prodotti sottoposti a
questo processo e il tempo massimo
nel quale deve essere raggiunta
questa temperatura. Si tratta di 18
°C sotto zero al cuore del prodotto,
cioè nel punto più interno. Questa
temperatura deve essere raggiunta
nel tempo più breve possibile
dall'inizio del raffreddamento. In
questo modo si può essere sicuri di
aver effettuato un "congelamento
rapido".
Raggiungere una temperatura così
bassa in poche ore non è semplice;
per questo molti dei prodotti
surgelati che conosciamo hanno uno
spessore così sottile o sono
tagliati in piccoli pezzi, come nel
caso del minestrone o delle
patatine. Un alimento surgelato è
però molto di più di un semplice
alimento congelato rapidamente. In
certe condizioni è possibile
ottenere un congelamento rapido
anche con i congelatori domestici;
ma il surgelato deve possedere per
legge altri due importanti
requisiti: deve essere mantenuto
sempre a una temperatura uguale o
inferiore a -18 °C (ecco la
necessità di disporre di
un'efficiente e capillare catena del
freddo) e deve essere confezionato
all'origine dal produttore (quindi
gli alimenti congelati venduti sfusi
non sono dei surgelati).
La catena del freddo
Meno diciotto gradi: questo
valore accompagna il surgelato
durante tutta la sua vita
commerciale. Questo significa che i
produttori devono mantenere molto
bassa anche la temperatura dei
magazzini di conservazione e dei
depositi di distribuzione, nei
furgoni adibiti al trasporto e
infine nei punti vendita. Per legge,
i frigoriferi espositori o i banconi
congelatori che contengono
surgelati, presenti nei negozi o nei
supermercati, devono sempre
dimostrare di essere sotto i -18 °C
con termometri esposti al pubblico.
Se il surgelato viene acquistato in
punti vendita distanti più di 20-30
minuti dalla propria abitazione, è
utile che chi compra sia
equipaggiato con una borsa termica
che permetta un minore innalzamento
della temperatura dei surgelati. Ma
perché è così importante evitare di
alzare la temperatura dei surgelati?
Perché non si deve interrompere
questa "catena del freddo"?
Effettivamente un innalzamento anche
di pochi gradi porta a un parziale,
anche se non visibile, scioglimento
del ghiaccio che, quando poi si
risolidifica al riabbassarsi della
temperatura, forma dei cristalli più
grossi che, come abbiamo visto, sono
deleteri ai fini di una buona
conservazione del surgelato.
Il rischio igienico
Normalmente l'alimento surgelato,
essendo stato lavato all'inizio e
pronto per il consumo, non presenta
problemi igienici. Infatti la veloce
"scottatura" e il congelamento
rapido successivo uccidono la
maggior parte dei microrganismi
presenti e "iberna", cioè rende
incapaci dì molti-plicarsi, quelli
che sopravvivono.
L'igiene dei surgelato è assicurata
finché si segue la catena del
freddo. Nel caso in cui la
temperatura si avvicini allo zero, e
questo in genere può succedere a chi
lascia scongelare un surgelato e poi
lo ricongela nel freezer casalingo,
possono anche presentarsi dei rischi
di tipo igienico; uno scongelamento
accidentale può capitare anche
qualora manchi la corrente elettrica
per ore. Se il termometro sale e
supera lo zero i microrganismi in
"attesa" possono risvegliarsi, anche
se poi la temperatura scende ancora
ai valori normali. In questi casi è
consigliabile cuocere subito il
prodotto o, nei casi più gravi,
eliminarlo.
Come scongelare
A temperatura ambiente, è in
genere sconsigliabile, anche a
causa del lungo tempo necessario che
può favorire lo sviluppo di
microrganismi, tanto più se il
surgelato è stato tolto dalla
confezione.
Sotto l'acqua corrente: È un
metodo rapido, ma al quale
ricorrere quando si ha molta fretta:
possono perdersi sali, vitamine,
sostanze aromatiche. Evitare
assolutamente l'acqua calda: si
cuocerebbe la parte esterna
dell'alimento.
Direttamente in pentola. È il
modo migliore, sia che si cucini
al vapore o al forno, o si debba
bollire o friggere. Adatto in
particolare agli alimenti già
porzionati.
In frigorifero. È il metodo più
consigliabile quando il
surgelato è uno dei componenti di
una ricetta elaborata. È necessario
programmare il menu in anticipo,
perché questo tipo di scongelamento
può richiedere anche dodici ore. |