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Cenni storici.
In Italia questa ricorrenza è relativamente recente, poiché viene celebrata con regolarità solo a partire dal 1946, ossia a guerra conclusa.
All’estero, invece, nacque molti anni prima, all’inizio del secolo XX. Negli Stati Uniti il primo Woman’s Day è del 1908, per la precisione il 3 maggio, quando un gruppo di dibbe intervenute ad una conferenza del partito socialista americano approfittarono della momentanea mancanza del conferenziere per organizzare un raduno al femminile.
In quell’occasione si dibatté il tema del voto alle donne: così dall’anno successivo nacque formalmente lo Woman’s Day.
Furono poi avanzate nei vari stati europei, sempre ad opera dei gruppi femminili aderenti al partito socialista, diverse proposte per l’istituzione di una Giornata Internazionale della Donna, sul modello di quella americana.
Ogni delegazione nazionale scelse un suo giorno. Fu solo nel 1921 che la II Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste, riunite per l’occasione a Mosca, scelse l’8 marzo come la Giornata Internazionale dell’Operaia, perché nel 1917 in quella data (che nel calendario della Russia zarista, giuliano, corrispondeva al 23 di febbraio) le operaie di Pietroburgo avevano manifestato contro lo zarismo.
Secondo altre fonti, la nascita della Giornata Internazionale della Donna sarebbe legata al ricordo del martirio di 129 operaie che nel 1908, in America, morirono nel rogo di un opificio. Altre ancora, infine, riportano la notizia per cui l’8 marzo sarebbe stato scelto in ricordo di uno sciopero di operaie tessili represso dalla polizia newyorkese nel 1857.
Quel che è certo è che l’8 marzo assunse col tempo un’importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il riscatto della propria dignità. La mimosa come simbolo e dono in questa giornata è una usanza italiana.
La scelta del fiore-simbolo è stata fatta nel 1946 della Unione Donne Italiane (UDI ) e fu scelta la mimosa, che tra l’altro fiorisce proprio nel periodo della festa, perché il giallo esprime vitalità, forza e gioia; il giallo poi rappresenta il passaggio dalla morte alla vita e ricorda le donne che si sono battute per la nascita di un mondo giusto.
Essendo una ricorrenza relativamente recente, e non a carattere religioso, non ha una tradizione culinaria sedimentata, a parte la celeberrima torta mimosa, così detta perché il leggerissimo pandispagna del quale è fatta viene sbriciolato in superficie a ricordare, appunto, il fiore omonimo.
Una curiosità: la mimosa (che non è assolutamente commestibile... al contrario, è velenosa!) come fiore simbolico per la Giornata della Donna è stata una proposta delle giovani romane che si erano riunite per preparare le celebrazioni della prima ricorrenza nel 1946, e che lo avevano sotto gli occhi, in quei primi giorni di marzo, in splendida fioritura nei giardini di Roma.
Note dominanti sono la stagionalità dei prodotti, il colore (in cui predomina il giallo, rimandando sempre alla mimosa) e gli aromi speziati, oltre che gli abbinamenti inconsueti con la frutta, i cereali anche dimenticati, i germogli ed i fiori campestri, ad indicare la freschezza e la cangiante naturalezza dell’animo femminile.
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