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La Festa del papà
è una festa laica che ritrova però le proprie origini in antichissime tradizioni cristiane.
Un menù composito dove la tradizione si incrocia con la fantasia e dove la primavera, i legumi ed i cereali, in poche parole i semi, spuntano in allegria a sottolineare la forza vitale che sfocia in questi primi giorni della bella stagione: inno alla vita che anima i sorrisi di tutti i padri del mondo.
La Festa del Papà ricorre il 19 marzo, data nella quale si festeggia San Giuseppe, il papà per eccellenza secondo la tradizione cattolica.
Poiché San Giuseppe, considerato il lavoro che svolgeva, è anche il Santo protettore dei falegnami,
sembra che quest'ultima categoria di lavoratori abbia avuto un ruolo molto
attivo nel far sì che venisse celebrata degnamente questa ricorrenza. |
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Cenni storici |
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La Festa del Papà, che in Italia come in altre nazioni ricorre il 19 marzo, in altre località ricade nelle date più disparate: il 21 giugno in Libano, la seconda domenica di luglio in Uruguay, per finire alla seconda domenica di settembre in Lettonia o la seconda di novembre nella quasi totalità dei paesi dell'Europa del Nord, come la Norvegia, la Svezia e la Finlandia.
Quello che comunque accomuna il mondo intero è che, a prescindere dalla religione o alla tradizione locale, anche alla figura del papà viene dedicato un giorno dell'anno.
Anticamente la ricorrenza di San Giuseppe rappresentava la festa dei falegnami, proprio come il padre terreno di Gesù, ma la festa assunse però una veste ufficiale solamente ai
primi del '900 negli Stati Uniti dove una donna volle dedicare un giorno di festa al proprio padre. |
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In Italia questa ricorrenza, che nasceva in seno al digiuno quaresimale, era di fatto l’unica ricorrenza durante la quale fosse lecito interrompere momentaneamente tale digiuno che durava poi sino a Pasqua.
E' così
che nascono i vari dolciumi tradizionali associati alla festività, tutti legati all’idea di friggere delle porzioni di pasta in una materia grassa come lo strutto, l’olio oppure il burro, allo stesso modo dei dolci del periodo del Carnevale.
Alcuni di essi infatti, come i tortelli meneghini, ammiccano anche nella preparazione identica ai dolci del periodo grasso, mentre altri sono consacrati alla sola festa di San Giuseppe, come le famose Zeppole di San Giuseppe, fritte o al forno, che si preparano in molte località dell'Italia del Sud.
L’idea di abbondanza e trasgressione è evocata anche
dalla copertura ricca di tali dolciumi: triti di frutta secca, zucchero a velo o pestato, canditi all’interno o anche in superficie, (come per esempio gli sfinci siciliani della zona di Palermo), confetture (è il caso delle rafiole emiliane) e creme varie (le zeppole napoletane e quelle baresi).
Sono numerose le feste patronali e le processioni che si svolgono in onore di San Giuseppe in tutto il territorio, e che vedono come protagonisti proprio i dolci tipici che da secoli fanno la loro prima apparizione sulle tavole proprio in quest’occasione speciale.
A Palermo, ad esempio, è usanza mangiare i carciofi imbottiti (o carciofi col tappo) e in tutta la Sicilia la pasta con le sarde, a ricordo del pesce che compariva nel periodo di magro (la carne era bandita).
Nell’entroterra spezzino si porta
in tavola la mesciua, che come evoca il nome è una sorta di misticanza saporita di legumi minestrati: ricordiamo che i legumi vengono spesso associati ai santi importanti, perché tradizione vuole che fossero cibo dell’anima: nel ponte dei santi e dei morti si usa un po’ dappertutto in Italia preparare piatti di carne associati a ceci, piselli, fagioli e
lenticchie.
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