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Da
poco trascorso il Natale ed è già tempo di un'altro cenone: il Cenone di
Capodanno.
La tradizione di festeggiare a San Silvestro la fine dell’anno è
relativamente recente, perché nei tempi antichi l’anno cominciava a
Natale.
Partita dalle regioni meridionali, si è estesa poi in tutta la
Penisola, assieme all’ansia di rinnovamento e alle usanze ad essa legate,
prima fra tutte…
quella tutta partenopea di gettare dalla finestra a
mezzanotte in punto gli arredi di cucina rotti o ormai inservibili, anche se
ormai,
fortunatamente, va
sparendo! |
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Tradizioni di Capodanno. |
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Quanto ai botti, stendiamo un velo pietoso: considerati manifestazione di gioia “esplosiva” (in tutti i sensi) per l’avvento del nuovo anno, un tempo invece avevano il preciso intento di scacciare gli spiriti maligni.Non dimentichiamoci tutta la simbologia benaugurale di fine-inizio anno per i nostri veglioni e successivi cenoni, impostata come tutti ben sappiamo sul rosso, colore propiziatorio per eccellenza, e sui significati legati all’abbondanza e alla fecondità, e perché no, anche… economiche.
Ecco che non dovranno assolutamente mancare, sulle tovaglia scarlatte, le lenticchie (simbolo per eccellenza delle monete sonanti!) e le bollicine (anche a livello nazionale abbiamo degli ottimi spumanti) e naturalmente la frutta vermiglia, a partire dal melograno.
Originario del Medio Oriente, ma importato nell’Impero Romano dall’Africa latina (da cui il nome di Malum Punicum), questo frutto venne coltivato sin dall’antichità anche in Italia e in Spagna. Nella Cronica del Villani (1348) appare come “melagranata”, da cui l’attuale nome.
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 Il suo trionfo di chicchi è stato narrato da millenni da leggende in tutto il mondo e in tutte le letterature: ricordate ad esempio il mito di Proserpina, che venne legata indissolubilmente a sé dal dio dell’Ade Plutone dopo aver addentato una melagrana: da allora simboleggia la fedeltà coniugale.
Come tutti sanno, la fine e l’inizio dell’anno sono pure convenzioni: per i romani l’inizio dell’anno nuovo coincideva con la primavera, periodo generalmente considerato come sinonimo di rinascita e rigenerazione.
I cristiani, avversi alle feste di origine pagana, fissarono come inizio la ricorrenza della circoncisione di Cristo.
Tuttavia, fino a tutto il medioevo, sono sopravvissute in Italia datazioni di origini diverse, come la natività – la cosiddetta indizione fiorentina -, una delle più famose delle quali – l’indizione pisana – sopravvive ancora oggi, e a Pisa viene festeggiato il capodanno anche in marzo.
Inoltre ricordiamo le innumerevoli querelle che hanno accompagnato lo scorso anno i festeggiamenti per la fine del secondo millennio, secondo i più da spostare di un anno, mentre c’era chi ricordava anche come la nascita di Cristo, stabilita nel 523 da Dionigi il Piccolo come avvenuta il 25 dicembre dell'anno 753 dalla fondazione di Roma, assumendo dunque come anno 1 quello che iniziava la settimana seguente a questa, mentre, da studi recenti, pare che la nascita sia avvenuta nell'anno 4 o nell'anno 5 a.C.
Tornando alla gastronomia del periodo, moltissimi sono i piatti preparati a Capodanno in funzione della regione e anche del tipo di cultura della famiglia, ed ecco sulle tavole troneggiare fraternamente affiancate lussureggianti
aragoste e bruschette tradizionali o anche cotechino con lenticchie benaugurali e gamberetti allo sherry per non parlare dei dolci che spaziano dai classici
panettoni e pandoro a più elaborate
tartellette al limone o a qualche sontuosa
torta di capodanno
preparata per l'occasione. |
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