Il menù Nominare i piatti della cucina valdostana significa intraprendere un viaggio attraverso la storia stessa di quella che viene definita abitualmente la cucina 'povera' di montagna. Il nostro veloce excursus sulle prelibatezze della tavola valligiana non può che partire dalla zuppa valpellinentze, a base di cavolo, verza, fontina e sostenuta da pane raffermo di segale. Piatto robusto e dal sapore sorprendente, viene variato nel periodo invernale con l'ancora più sostanziosa minestra di castagne, dal gusto assolutamente inconfondibile. Altre prime portate tipiche sono il risotto alla valdostana, dove la fontina si sposa alla perfezione con la consistenza del riso e gli gnocchi alla bava, con la fontina ancora protagonista, questa volta tagliata a fettine sugli gnocchi. La fontina trova la sua apoteosi nella fonduta, obbligatoria da assaggiare per chi si trova a trascorrere un periodo di vacanze o anche semplicemente a transitare per la Valle d'Aosta. La polenta rimane tutt'oggi un piatto insostituibile nella dieta dei valligiani. Curioso pensare che solo dopo la metà del Settecento si iniziò a coltivare il mais nella zona: nei decenni successivi la polenta di granturco, condita con burro, fontina, carne ed intingoli, si impose come il nutrimento più importante, spesso l'unico per i pastori che rimanevano nelle baite per quasi tutto l'inverno. Nel Gressoney sopravvive tutt'oggi l'uso della I dolci Di grande effetto e sostanza i dolci ed i desserts della tradizione valdostana. Ricordiamo il blanc manger, a base di panna, zucchero e colla di pesce, ed il famoso mont blanc, deliziosa montagnola di castagne lessate unite a zucchero, cacao, latte e rum e ricoperte di panna montata. Tra le leccornie di fine pasto anche le pere martin sech al forno, elaborate con zucchero, cannella, noce moscata, chiodi di garofano e vino rosso. E poi ancora dolci a base di mele e pangrattato, mirtilli e formaggio fresco. Innumerevoli i tipi di crostate. I vini La Valle d'Aosta ha una tradizione vinicola piuttosto antica, anche se inevitabilmente le quantità prodotte non possono competere con quelle di altre regioni italiane. Le uve più diffuse nella regione sono Nebbiolo, Blanc de Morgex, Gamay, Petit Rouge. Prevalgono i rossi, ma si producono anche dei bianchi secchi dal bouquet intenso. Il "Valle d'Aosta" è segnalato come vino Doc. Da ricordare la tradizione tipicamente valligiana della 'grolla', uno speciale recipiente di legno scolpito, munito di beccucci che funge da bottiglia o da bicchiere. Oltre che per il vino viene usato a fine pasto per una miscela bollente di caffè, grappa, vino rosso, buccia di limone e spezie. Ai beccucci della grolla si beve tutti insieme, nel rispetto della tradizione valdostana secondo la quale 'chi beve solo si strozza'. |



cosiddetta polenta grassa, ovvero arricchita con burro e formaggio. Tra i piatti di mezzo il più diffuso è la carbonade, semplice ed essenziale ma di notevole personalità: si tratta del tipico ragù di carne salata addolcita nel corso della cottura da una notevole dose di cipolla trita e da abbondante vino rosso. Il nome particolare, che richiama il carbone, deriva dall'intingolo che si presenta effettivamente di colore quasi nero. Ricordiamo anche il grostl, sorta di spezzatino arricchito con erba cipollina e patate, ed il reblèque, formaggio morbido che si consuma con cannella e zucchero. Impossibile prescindere dalle costolette alla valdostana, fette di carré di vitello imbottite con fontina e tartufo bianco e cotte in abbondante burro. Da non dimenticare nemmeno il coniglio alla valligiana e la cotoletta di vitello alla valdostana, passata nell'uovo e nel pane grattugiato, fritta nel burro e successivamente infornata sotto una generosa copertura di fontina. Per andare su pietanze più forti, merita più di un assaggio l'abbondante cacciagione, spesso proposta in civet; come la carne di capriolo e di camoscio marinata a pezzi nel vino in compagnia di verdure e vivacizzata durante la cottura con uno spruzzo di grappa.