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Fermentazione malolattica.

La fermentazione malolattica è un fenomeno noto anche come fermentazione secondaria, sebbene si tratti di una definizione impropria. È un processo biochimico nel quale l’acido malico "forte", presente soprattutto nelle uve meno mature, viene convertito in due parti del più "debole" acido lattico (così chiamato perché è l’acido che fa cagliare il latte) e in una parte di anidride carbonica. L’acido malico è una sostanza dal gusto molto spiccato, che viene ridotta durante il processo di maturazione e che comunque persiste in una certa quantità anche nel frutto maturo e, nonostante la fermentazione tumultuosa, anche nel vino.

Spesso la quantità di acido malico presente in un vino può essere eccessiva, e quindi la sua sostituzione con una quantità ridotta di un terzo di un acido più debole è considerata molto spesso positiva. Quest’effetto "smorzante" è ritenuto indispensabile per i vini rossi, ma solo facoltativo per i bianchi e i rosati e addirittura negativo per i vini a bassa acidità. Perché la fermentazione malolattica accada è necessario che siano presenti specifici batteri, che normalmente si trovano sulla buccia degli acini assieme ai lieviti ed ad altri microrganismi. Per svolgere il loro compito essi richiedono un certo tepore, un basso livello di anidride solforosa, un Ph compreso tra 3 e 4 e una riserva di determinati nutrienti naturalmente presenti nell’uva.

 
   
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