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Chi vuole coltivarlo nel proprio giardino può scegliere tra la varietà annua e quella perenne.
La varietà annua ha profumo più intenso; quella perenne perde, man mano che passano gli anni, la forza dell'aroma.
In commercio si trova il timo secco a foglioline intere, oppure macinate, cioè in polvere.
Vengono aromatizzati con il timo gli arrosti e gli stufati di manzo, di montone e di selvaggina e, tra i contorni, le patate, i piselli e i fagioli, nonché le zuppe di questi legumi.
Anche gli spiedini di carne, pesce e pollame, nonché molti piatti a base di pomodoro, acquistano sapore dal timo.
Talora se ne fa uso come spezia anche negli insaccati, soprattutto nella salsiccia di fegato.
Il timo di cui abbiamo parlato finora è quello da giardino (nome scientifico «Thymus vulgaris»).
Anche il timo selvatico però merita di essere ricordato.
Questo, il cui nome scientifico è « Thymus serpyllum » detto anche timo di campo, cresce spontaneo ai bordi di sentieri rocciosi, sui prati aridi e sui pendii soleggiati.
Produce un cespuglio alto circa 40 cm. e si distingue dalla varietà da giardino per l'aroma più tenue e le foglioline
più dure.
Ma al tempo della fioritura si ricopre di piccoli fiori bianchi simili a stelline e il suo aroma si intensifica.
Anticamente in Germania il timo veniva consacrato alla dea Freya, il che dimostra come questa pianta aromatica fosse già conosciuta anche nei paesi nordici fin dai tempi più antichi.
I Greci le attribuivano un potere fortificante anche in senso morale.
Nel Medio Evo questa credenza tornò di nuovo in auge e nei tornei ed altre gare le dame di allora donavano ai loro cavalieri sciarpe ricamate con ramoscelli di timo, oppure appuntavano sul petto del loro eroe, prima che scendesse in campo per combattere, un mazzolino di timo, con la speranza che il suo magico influsso lo predisponesse alla vittoria. |