|
|
|
Cucina
Afrodisiaca |
|
di
Paola Balducchi
|
|
 |
|
L'uomo, nei secoli, ha sempre cercato
sistemi e sostanze che potenziassero le
sue capacità amatorie, non ultimo il
cibo.
Nelle antiche civiltà greche e romane
tutti i più grandi poeti di quel periodo
cantarono le lodi ora di questo ora di
quel alimento, ritenuto capace di
esaltare le virtù amorose.
Fù dal nome della dea dell'Amore (
Afrodite ) che venne coniato il termine
" afrodisiaco " che sta ad indicare ogni
sostanza capace di eccitare od esaltare
lo stimolo ed il potere sessuale.
Già i Greci consigliavano a tale scopo:
cipolle, carote, tartufi, miele, uova,
storione, pesci e crostacei;
quest'ultimi perché provenivano dal mare
che aveva dato i natali proprio ad
Afrodite.
A questi alimenti i Romani aggiunsero
gli organi genitali di alcuni animali:
l'asino, il lupo, il cervo. Tennero
inoltre in grande considerazione anche
le ostriche.
Nell'ars amatoria Ovidio esalta ad
esempio l'azione afrodisiaca della
rucola, l" Afrodisiaca erba d'eruca",
come la chiamava il poeta, la quale
cresceva spontaneamente intorno alle
statue falliche nell'antica Grecia, in
onore del re Priapo. |
|
|
 |
|
| |
Navigazione
|
|
 |
|
|
|
 |
|
|
|
|
 |
|
| |
Scelte
per voi
|
 |
|
|
|
|
|
|
|